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    May 04

    Diario di Bolzano, Cap. 2: Le zuppe e l'età

    Le zuppe ci fanno sembrare tutti già vecchi.

    E’ inevitabile.

    Sono al Bar Sportler. Ora di pranzo. Inizia adesso ad acquietarsi; dieci  minuti fa, quando sono arrivata, il locale era pienissimo e caotico.

    Ho ordinato un Gulasch.

    Perché fino a domani mangerò solo pasta. Perché è caldo e tipico di qui, ma soprattutto perché pensavo al divino Gulasch alla veneziana che ho mangiato anni fa a Praga.

    Arrivai, allora, al punto di essere in dubbio se fosse addirittura meglio del ragù napoletano. Il che, per uno napoletano d’origine è praticamente blasfemia. Ma il piacere intenso, di qualunque tipo, è sempre li mezzo più diretto per arrivare alla blasfemia.

    Chi pensa che lo splendore, la perfezione sia in Dio, è un cretino.

    Lo splendore è Dio ed è nelle cose.

    In questo caso, Dio era la perfezione di quel Gulasch alla veneziana di Praga. Ma se quel Gulasch era Dio, allora questo che ho davanti è la perpetua di una chiesa di periferia di non-so-dove. E’ troppo liquido, ci sono troppe patate rispetto alla carne e quest’ultima sembra essere ridotta in polverose, secche bricioline. Sorge il dubbio legittimo, che sia un Gulasch in scatola, a marca Knorr o che so io…

    E comunque anche questo deludente, ordinario Gulasch per ingurgitatori frettolosi condivide con le altre zuppe la capacità straordinaria di proiettare il mangiante nel suo futuro, qualora non si trovi già ad essere proprietario di una dentiera e di molti ricordi.

    In questo caso, l’allucinazione da zuppa sarà più complessa, credo, ma posso solo immaginare in quali direzioni essa agisca.

    Può essere che il mangiante, mangiando, penserà a come da giovane si sentisse vecchio mangiando la zuppa e concluderà che certe cose, in fondo, non sono poi cambiate, giacché si sente vecchio anche nel presente e, per effetto di tali considerazioni, penserà di essere, a conti fatti, ancora più giovane che in futuro; oppure l’allucinazione funzionerà come propulsore, e uno proverà l’ebbrezza di condividere l’età di Matusalemme.

     

    Intanto, qui accanto a me, mentre io sorbisco senza rumore, attenta a non sbrodolarmi, nettandomi le labbra di continuo, perennemente a disagio per le gocce che cadono giù dal cucchiaio di nuovo nella grossa tazza, preoccupata che la mia postura curva anti-goccia e il correlato inzuppare di pane nel sugo mi facciano somigliare ad un vangoghiano mangiatore di patate, due anziane signore, mangiano ridenti, tortiglioni al sugo di pomodoro.

    Le zuppe e l’età.

    Non tutti i Gulasch sono uguali. E nemmeno tutte le vecchiaie.

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