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    March 31

    Diario di Bolzano, cap.1: I Parrucchieri di Bolzano

    Sono senza parole. La mia capacità di capire è annichilita. Sono decisamente incazzata.

    I parrucchieri di Bolzano mi lasciano esterrefatta.

    Io odio i parrucchieri a Bolzano.

    Io non sono mai stata una donna parrucchiere-dipendente.

    Posso contare sulle dita di una mano (senza probabilmente doverle adoperare tutte) le volte che sono andata dal parrucchiere da quando mi è stato concesso di decidere da sola cosa fare dei  miei capelli.

    E da allora, in fatto di parrucchieri ho tenuto una condotta singolare, un minimo reticente, sicuramente votata alla sobrietà.

    Ho iniziato a 15 anni, con il barbiere di mio padre.

    “Da Ugo & Marcello”. Professionali, ironici, non ciarlieri.

    Non la copia economica dello psicologo.

    Con me non potevano parlare di sport e io non raccontavo i cazzi miei.

    Un idillio durato circa due anni, in cui ci siamo visti circa 4 volte.

    Poi anni di niente.

    Poi un caschetto scemo, che non mi stava bene, dal parrucchiere che all’epoca serviva mia madre: Sante.

    Maniaco dell’impacco e del gel. Della lacca-non lacca. Dell’appiccica e scolpisci.

    Non potevamo andare d’accordo.

    I miei capelli, all’epoca erano come me allora: incazzati, carichi d’odio, insicuri, informi, ipercritici, contrari e schiavi solo dei loro cattivi umori.

    Nessuna possibilità che seguissero i disegni del Sante.

    Niente per anni e anni.

    Poi Giorgia, l’amica inarrestabile, un’abilità da Edward Mani di Forbice.

    Capelli tagliati da lei di moolti centimetri, scalati, molto vivi.

    Anche il loro carattere era molto migliorato, stavo meglio io, stavano meglio loro.

    Poi niente di nuovo per un paio d’anni. Niente soldi. Niente Giorgia (esilio cinese…)

    Alla fine, inedito: io parrucchiera di me stessa; tingo i capelli di nero.

    Un desiderio represso anni e anni. Mentre tutte le donne del mondo (o quasi) considerano la tintura una cosa normale, una possibilità esplicita, una libertà scontata almeno dagli anni ottanta, per me, chissà perché, la cosa restava un tabù.

    Davo al tingersi i capelli, inconsciamente, una nota di amoralità.

    La ragazza hippie che sognavo di diventare quando ero una bambina si era annidata, allegoria del moralismo bigotto travestito da purezza, in qualche angolo del mio cervello e da lì, manovrava in modo che io restassi lontana dal mondo delle possibilità reali, come un Amish nel suo villaggio.

    Invece fuori si vendevano tinture di ogni tipo, cose che uno può fare da sé, senza alcun motivo di sentirsi una donna poco perbene!

    E allora tinta!

    E un anno dopo, anche un parrucchiere da vera signora: Jean Louis David.

    Oh, il piacere della mia prima (e unica) volta da Jean Louis David!

    Io e mamma, timide, non avvezze all’atmosfera soft, a quell’aria ricercata, alla cortesia professionale e non invadente di quei parrucchieri col pedigree, stavamo lì, in piedi, davanti al banco della “reception”, probabilmente con l’aria di chi si aspetta il conto per aver respirato il delicato odore di Shampoo ai fiori…

    La segretaria gentilissima segna i nostri nomi, ci da due tessere cliente e ci fa accomodare sulle comode, lattee poltroncine minimaliste.

    Uno dei parrucchieri ci porta due morbide asciugamani.

    Niente riviste: solo depliant con le foto dei tagli autunno-inverno JLD.

    Sugli schermi istallati sulle pareti intorno, i dietro le quinte dei servizi fotografici.

    Come sono tutti giovani e belli, modelli e modelle, e sembrano divertirsi.

    Chissà se qualcuno morirà di anoressia…?

    Ci shampano, una spuntatina a mia madre, la tintura a me.

    Mentre aspettiamo per la messa in piega, ci chiedono se gradiremmo del thé verde, del succo di frutta, acqua o caffè. Fantastico.

    Coccolate, viziate, subodoriamo cosa debba essere una beauty farm.

    Poi tutto si avvia verso la fine. Messa in piega.

    Optano per me per una pettinatura anni 60.

    Ero bellissima.

    Non voglio vantarmi. Ero oggettivamente molto bella.

    Non c’è critico più critico di me su me stessa. Tranne forse mia sorella.

    Il conto: salatissimo. Mai pagato tanti soldi con un’espressione tanto felice e cotale mancanza di ripensamento.

    Passa un lungo anno.

    Finisco qui a Bolzano.

    Dopo circa 4 mesi dal mio arrivo decido di andare dal parrucchiere.

    Inizio a cercare. Chiedo consiglio alla mia locataria e a sua madre.

    La ex-locataria, donna chic, piena di soldi, isterica, razzista e berlusconiana, mi spedisce da una parrucchiera esosissima e simpatica come una merda nel letto.

    Mi informo in negozio sulla possibilità di essere servita direttamente e sui prezzi.

    Mi si risponde con una scortesia tale da meritare un premio nella categoria.

    Di essere servita subito non se ne parla. Solo su appuntamento.

    I prezzi sarebbero stati ingiustificabili anche se la tintura fosse stata prodotta seguendo antiche regole dell’alchimia egizia con sostanze provenienti esclusivamente dalle tombe dei faraoni.

    Lo stesso dicasi per gli altri 3 saloni che visito.

    In uno di essi, ancora un premio alla scortesia e alla miglior affermazione senza senso:

    “Servita subito senza appuntamento di giovedì mattina?!?!? Ma è impossibile! Non so come fanno a Roma, ma qui se lo può scordare!”

    Ma perché?!? Che cazzo è il giovedì mattina??? E’ un feriale, non pre festivo, non incluso nel week-end, neanche se lungo, non è niente di niente!! E’ giovedì mattina!!!

    E ancora una meraviglia dell’intelligenza del parrucchiere bolzanino:

    Salone con 3 poltrone per il servizio (solo 3? Si solo 3! Dove s’è mai visto un parrucchiere per signora, di buon livello, centrale, con solo 3 posti a sedere??? Senza neanche sedie per l’attesa!!).

    Una sola delle 3 poltrone è occupata da una signora molto anziana, con pochi capelli corti, il tipico taglio a margheritone sulla testa. La signora è all’asciugatura. Sono le 11.17 a.m..

    Entro, chiedo. Si esige conoscere la lunghezza precisa dei capelli. Indico. Mi si prospetta un conto di 65 euro. Solo tintura e asciugatura. WOW.

    Sono disperata, non mi lascio intimidire. Chiedo se posso essere servita subito.

    La parrucchiera riflette un istante, si volta, guarda la signora. Poi sconsolata: “no, non ce la faccio oggi (chiusura ore 12.30!). Senza appuntamento non è possibile. Devo ancora finire la signora…!”

    Ich kozze gleich – penso.

    Conati di vomito mi afferrano. Come si può essere così coglioni?! Così incompetenti! Che cazzo ci vuole?!? Ha il salone vuoto come la mia tomba! La vegliarda ha 6 capelli!!

    Inredibile. Basta.

    Inutile narrare di un fallimentare tentativo telefonico dal parrucchiere di un mio amico. Poteva fissarmi un appuntamento solo per il giorno dopo, ALLE 7 DEL MATTINO!!!!!!

    Sono pazzi.

    Così ho desistito per un anno.

    Ma, sarà la primavera, vorrei tagliare un po’ i miei lunghissimi capelli. Voglio concedermi ancora qualcosa che desidero da anni: un lungo frangettone!

    Perciò ho bisogno di un parrucchiere, ancora una volta.

    Oggi primo tentativo. Le signore della palestra mi hanno dato il numero di cellulare della loro parrucchiera a domicilio.

    La chiamo. Mi chiede: “prima di tutto dovrei sapere dove abita, perché io non vado troppo lontano.” Rispondo tranquilla, sicura del fatto mio: “Ah, non si preoccupi, io abito a Bolzano città, Firmian, nel nuovo quartiere, alla fine di via Resia.” “ Eh no – ribatte lei – è troppo lontano. Io abito all’oltrisarco, così lontano non mi spingo! Mi dispiace, ho già troppi clienti, se vado ancora più lontano non riesco a tenerli tutti!” (Almeno gentile, ma probabilmente solo perché il numero l’ho avuto dalle amiche delle amiche…).

    Sono rimasta allibita, ancora una volta. Google mi è testimone: da casa sua in via Claudia Augusta all’Oltrisarco a casa mia, in macchina, ci vogliono 8 minuti.

    Sono 4,2 miserabili Km!!!

    Sono io ad essere pazza o questi a Bolzano hanno una concezione per lo meno malata delle distanze???

    E’ la mia abitudine a muovermi a piedi o con i mezzi pubblici a Roma a rendermi cieca di fronte all’enormità di 4 chilometri e duecento metri???

    E’ possibile che una parrucchiera a domicilio rifiuti una potenziale nuova cliente, anche raccomandata, per 4 miserrimi chilometri?

    E quell’altra col salone vuoto?

    E perché sono così scortesi?

    Posso pensare diverse cose:

    1)      I parrucchieri di Bolzano hanno talmente tanto lavoro da non avere bisogno nemmeno di un solo nuovo cliente.

    2)      I parrucchieri di Bolzano hanno prezzi talmente alti, da non aver bisogno di lavorare come i parrucchieri del mezzogiorno, che sono felici di trovare altri clienti.

    3)      I parrucchieri di Bolzano sono lenti e incompetenti e per questo non riescono a gestire la mole di lavoro che farebbe ridere un parrucchiere napoletano.

    4)      I parrucchieri di Bolzano si danno arie che neanche Jean Louis David si darebbe, in virtù del fatto che sono parrucchieri di Bolzano e in quanto tali, pieni di soldi.

    5)      I Parrucchieri di Bolzano probabilmente temono i capelli molto lunghi oppure sono tutti leghisti e non servono gente con accento romano.

     

    Forse sono vere tutte le congetture. O forse ho una sfiga assurda in questo campo.

    Fatto sta, che domani tento di nuovo.

    A Bolzano c’è anche un salone di JLD, che sarà ancora più caro di quello di Latina…ma potrebbe essere l’ultima speranza.

    Vedremo.

    Come dice mia madre, “capelli e guai non mancano mai”.

    March 13

    Il Frate e Marinella

    Fabrizio

    Fabrizio De Andrè, Vol.5.

    Mi fissava una settimana fa dal tavolo della cucina.

    Heiko si è svegliato prima di me e l’ha ritirato in edicola. “Altrimenti l’avresti perso, questa settimana (naturalmente in tedesco)!”

    Una volta a settimana, l’ascolto ufficiale con Heiko.

    Capisce poche parole, io gli spiego di cosa si tratta e lui paziente si sciroppa gli inizi della carriera del genovese, e presto si godrà le prove della maturità.

    Fin’ora il suo preferito è l’ultimo: “Non al denaro, non all’amore né al cielo”.

    Io sono dello stesso parere, ma credo che lui preferirebbe in ogni caso Guccini.

    Guccini e De André.

    In dubbio tra Guccini e De André.

    Nel dubbio: Guccini e De André, o solo De André?

    Mi spiego:

    Da circa un mese Repubblica e L’Espresso pubblicano la discografia completa di Fabrizio De André.

    Contemporaneamente, esce in edicola anche la discografia completa di Guccini.

    In allegato a: TV SORRISI E CANZONI!!!

    Mi è venuto un mezz’infarto quando l’ho scoperto.

    Ma come, TV Sorrisi e Canzoni?!?

    Intendiamoci: non è che io abbia un’opinione eccellente di Repubblica. La mia adorata Morini una volta ha detto: “Reppubblica è una rivista per le casalinghe di sinistra, così come i romanzi della Allende.” E io sono d’accordo. In più, aggiungo, è la rivista delle professoresse radical-chic di sinistra, razza che io ho in sommo dispregio.

    Ma TV Sorrisi e Canzoni è improponibile!

    Quando TV Sorrisi e Canzoni decide di pubblicare qualcosa di impegnato, raggiunge al massimo il livello Baglioni! E che c’azzecca Guccini con Baglioni?

    Insomma ero perplessa.

    Mi sono detta: però, magari non c’è niente di losco dietro…magari la rivista gioconda del popolino, sposa per una volta il popolo di sinistra, La Base, quella degli operai rossi dell’Emilia, quella Base che il PDI avvelena ogni giorno di più, quella che non muore per non doversi rivoltare nella tomba!

    Che un segno di resistenza culturale ci venga proprio da TV Sorrisi e Canzoni?

    Mi devo informare.

    Ho recuperato De Andrè volume 5 e sono andata al lavoro.

    E mi sono informata.

    Prima di tutto (mi darete dell’ignorante), ho scoperto che TV Sorrisi e Canzoni è della Mondadori. E di chi è la Mondadori? Ecco bravi.

    Quindi la situazione è più o meno questa: da una parte sta “Il blocco Sovietico” (hahaha) L’Espresso e La Repubblica che pubblicano De André; dall’altro “L’occidente Capitalista” (brrrr) Mondadori attraverso TV Sorrisi e Canzoni che pubblica Guccini.

    La domanda principale che mi sono posta, e alla quale non trovo la benché minima risposta è: perché, i due grandi blocchi editoriali decidono nello stesso lasso di tempo di pubblicare entrambe una discografia completa di uno dei due più importanti cantautori di sinistra nella storia della musica italiana?

    La domanda è assolutamente aperta, se qualcuno si aspetta una risposta, o anche solo una mia ipotesi resterà deluso: io mi scervello da settimane e non sono arrivata a uno straccio di conclusione. Anche per questo pubblico questo post: nella speranza che a qualcuno più brillante venga in mente una risposta.

    La seconda questione che mi sono posta è stata: Che fare?

    Il prezzo di entrambe le raccolte è allettante (per me adesso, adesso che finalmente posso permettermi il lusso di comprarmi CD, di andare al teatro, di comprarmi libri di narrativa e fumetti…Ah! Il dolce fascino dei lussi borghesi!).

    Le opere pure.

    MA. C’è un ma.

    La domanda è insistente, è un tarlo: perché Guccini ha permesso di farsi pubblicare proprio da Mondadori? E in un momento come questo per di più!

    Mi sono detta: a parte il motivo che viene più facilmente alla mente, ovvero per il vile denaro, deve esserci qualcos’altro. E poi mi rifiuto di pensare, che Guccini sia così al bisogno. Deve esserci dell’altro. Che il Guccia nazionale non potesse tollerare di non essere pubblicato, mentre si pubblica il De André? Invidia?

    Romanzesco, puerile! Non può essere. Allora ho deciso, che Guccini ha probabilmente dato il benestare, perché con i suoi CD verrà pubblicata della critica, saggi che illustrino i perché e i percome, che aprano la mente e guidino il lettore. E allora mi sono detta di nuovo: ora m’informo!

    E mi sono informata.

    Sul sito di TV Sorrisi e Canzoni.

    E come spesso accade, l’informazione ha aperto una ferita, ha rinsaldato, paradossalmente,il dubbio e, insomma, è stata l’ennesima batosta.

    Riporto un breve stralcio dell’articolo d’introduzione all’opera, leggibile sul sito di TV Sorrisi e Canzoni:

    “ […] non deve stupire il fatto che Guccini, considerato (a torto) il più politico tra i grandi cantautori che mossero i primi passi negli Anni 60, arrivi proprio con un giornale «pop» come Sorrisi.”

    E perché non dovrebbe stupire? Quando mai Guccini è stato “POP” nel senso in cui è “POP” TV Sorrisi e Canzoni?

    E poi, perché “a torto” considerato il più politico dei cantautori dei ’60? Perché a torto? Mellon mi obbietterà che De André è forse più politico di Guccini, perché politico in modo più sottile. In parte sono d’accordo. Ma De André era politico in un senso più ampio del termine, era il critico della politica (intesa come modus operandi) dell’umano. Era critico, e rivoluzionario nella sua critica, che però era prima di tutto critica intima dell’essere.

    Certo ha scritto il bombarolo, è vero. Ma Guccini era indiscutibilmente più legato al contingente, alla politica meno ideale e più attiva. Insomma De André forse era anarchico, ma Guccini era decisamente comunista, impregnato, intriso, modellato dalle correnti vive e vitali dei 60 e 70. De André era un cane sciolto, molto più sciolto di Guccini. Più lontano dal contingente, e per  forza di cose dalla Res Publica. Guccini parlava la lingua di chi quella Res Publica attivamente la viveva.

    E ancora un’altra perla tratta dall’introduzione:

     “ […] al di là delle canzoni simbolo come «Dio è morto», «La locomotiva» o «Eskimo», Guccini più che di politica parla di sé, dei suoi dubbi e dell’Italia che cambiava intorno. Come, a loro modo, fanno Vasco Rossi e Ligabue.”

    Il paragone è raccapricciante, e non spenderò un solo commento in merito.

    Ma ciò che indigna è la luce in cui queste canzoni vengono messe nell’articolo: propinate come casi sporadici, “capitate” quasi per sbaglio in una produzione tutta intimista! I colpi di testa, le bravate sporadiche, gli errori di gioventù d’un ventenne capellone! L’articolo, lo si può parafrasare così:

    “Caro lettore di TV Sorrisi e Canzoni, quello che ti proponiamo, stai tranquillo, non è assolutamente un cantautore comunista come ti hanno detto per anni. Noo, tranquillo, è un simpatico cantastorie melodico, un poeta romantico in senso kitsch, una cosa da languido dopocena. E se qualcosa di politico ha scritto, sono inezie, quisquilie, errori di gioventù.”

    Insomma, l’apparato critico di TV Sorrisi e Canzoni sposa la linea della sinistra parlamentare (che a sua volta sposa la linea ideologica del proprietario della testata. E’ tutto un matrimonio in Italia!): la critica non esiste, esiste un superficiale, timido, protettivo dialogo con l’altra metà. E soprattutto un modo ovattato di trattare qualsiasi argomento, in modo che tutto piaccia a tutti, nessuno si senta offeso, e si spacci il maggior numero di palle, per ottenere il maggior numero di consensi. Di che tipo di consensi si tratti, nessuno si interessa.

    Allora, visto che non posso nemmeno sperare, nelle buone intenzioni di TV Sorrisi e Canzoni, almeno mi rimetterei alla capacità di discernimento di Guccini…non aveva scritto lui “Marinella non c’era, fa la vita, in balera, ed ha altro per la testa a cui pensare…” criticando così De André perché lui suonava a pagamento, invece che gratis per gli occupanti delle fabbriche?

    Almeno adesso De André una scusa per lasciarsi pubblicare da Repubblica e L’Espresso ce l’ha: è morto, non può rifiutarsi.

    E allora, in attesa di sentire da Guccini “qualcosa di sinistra” in proposito, rinuncio alla accattivante, invitante offerta di Sorrisi, e proseguo sulla strada di De André, che per lo meno si giustificò, di fronte a Guccini e alle sue accuse, con “Dovrò pure comprarmi il formaggio e le scarpe…”